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la via dell'angelo
:: la via dell'angelo
Il monastero di Stignano controllava il passaggio obbligato alla Via Sacra ed era attorniato da romitaggi; subito dopo Stignano, la via saliva lungo il lato settentrionale del vallone, ove sorgeva l’abbazia di San Giovanni in Lamis, ampliata nel IX secolo dopo la sconfitta dei Saraceni da parte di Ludovico II; solo nell’XI secolo il monastero prese l’attuale nome di convento di San Matteo, da una reliquia dell’Apostolo là custodita.
Anche in questa zona furono molti i romitaggi e gli ospizi sorti lungo il tragitto, specialmente vallone della Pinciara. Importante centro benedettino, il monastero di San Giovanni in Lamis passò poi a Cistercensi e infine ai Francescani, che lo officiano tuttora. Oltrepassato il Monte Celano, La Via Sacra si snodava lungo l’assolato versante meridionale fino ad un casale dello stesso toponimo dell’abbazia da cui dipendeva: San Giovanni Rotondo.
Il nome deriva da un tempietto circolare, forse battistero della vicina chiesa di Sant’Onofrio fuori le mura, anticamente dedicato al culto di Vesta e Giano. Diverse strade partivano dal casale. Una, di epoca romana, scendeva a sud, attraversava i boschi del Monte Corniello, saliva a San Simeone e, in vista della montagna di San Michele, si inoltrava nella valle di Carbonara, ricca di casali, monasteri, chiese: luoghi sacri e occasionali di ristoro prima dell’ascesa.
L’itinerario fu tra i più frequentati dalla cristianità medioevale: i teologi presentarono un vero e proprio trittico del pellegrino, comprendente nell’ordine Homo, Angelus, e Deus: da San Pietro a Roma e da San Giacomo di Compostela in Spagna (Homo) all’Arcangelo Michele (Angelus) all’immagine perfetta dell’altissimo nel Santo Sepolcro di Gerusalemme (deus).



