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Il mare spiega il Gargano quanto e più della terra.
Il mare ha portato i Saraceni e il pirata Dragut, ma tra Settecento e Ottocento ha fatto navigare i prodotti garganici da Vieste, da Rodi, dalla marina di Vico verso Venezia, Fiume, Trieste, Ancona, Corfù e, agli inizi del nostro secolo, sulle onde dell’oceano, verso le Americhe.
Eppure il Gargano è anche bosco “utile” che non si può tagliare senza rimorso. Non pensiamo tanto alla occasionale utilizzazione del legname nella cantieristica adriatica, alle carbonaie, alle industrie minori del legno (le segherie vicino a Vieste ne offrono ancora palese testimonianza), quanto alle pratiche, ormai quasi archeologiche, dell’incisione di ornelli e frassini per far percolare gli umori di manna, o all’intacco dei pinastri per distillarvi una resina che con complesse tecniche di lavorazione i pegolotti di Peschici trasformavano in pece, catrame, trementina, acquaragia.



